Perché vale la pena lavorare

Un giovedì pomeriggio ho visto con alcuni miei amici un filmato proposto dal mio compagno Federico.
Questo video parla degli operai e del lavoro nel Medioevo e inizia dicendo che gli operai non erano schiavi, ovvero non lavoravano solo per il padrone o per la paga, ma solo per sé stessi perché un lavoro mal fatto era un gran dispiacere.

Così dovrebbe essere anche per noi nei compiti: non dovremmo farli solo per la professoressa o per i genitori, ma per far felici noi stessi ed io, questo, non sono ancora riuscito a capirlo.
Io non riesco a fare i compiti per far felice me, ma solo per il voto e quindi per i miei genitori.

Il filmato dice anche che la parte che non appare a prima vista è fatta con la stessa perfezione della parte più importante, sempre per realizzare sé stessi.
Io invece, non solo nei compiti, ma anche nelle cose quotidiane come preparare la cartella, non parto dal principio degli operai medioevali, ma dal fatto che non mi preoccupo di ciò che non ritengo importante e così il risultato è sempre imperfetto.

Avevo già visto questo video in prima media, ma l'avevo preso come una perdita di tempo e una seccatura, ma ora che sono in seconda media mi è stato più immediato capirne il significato.
Quando prendo un bel voto, e se lo prendo, la prima cosa che faccio non è fermarmi e dire che ho fatto un bel lavoro, ma corro subito a dirlo ai miei genitori. Oppure mi accontento di poco e non m'importa se lo faccio male; un giorno, ad esempio, ho preso un sei in una verifica ed ero contentissimo, ma mia mamma e mio papà mi fecero capire che mi ero entusiasmato per poco e non dovevo essere contento di non aver preso cinque ma dovevo essere deluso per non aver preso nove; di questo ringrazio mio padre e mia madre.

Questo video mi ha aiutato tantissimo e spero di poter capire ed attuare sempre più il suo contenuto per provare finalmente la soddisfazione del mio lavoro. 

Alberto Calabrò

 

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