I ragazzi di terza si buttano nel rugby

Quest’anno, i ragazzi di terza hanno cominciato con il prof. Faré il gioco del rugby. Questo sport è molto popolare in tutto il mondo specie negli Stati Uniti, molto giocato e conosciuto in Italia, Francia, Irlanda, Nuova Zelanda nel Regno Unito, nel Sudafrica, in Oceania, in Asia e molti stati europei.

Per poter giocare bisogna avere alcune doti, come la velocità, l’agilità, una certa robustezza, lealtà e coraggio di buttarsi nel gioco. A noi in particolare è stato proposto un concorso sul gioco del rugby, l'allenamento con alcuni  istruttori e la partecipazione alla partita Italia-Nuova Zelanda con i famosi All Blacks, la squadra più famosa del mondo.

Il rugby è un gioco di contatto. È di contatto perché il confronto fisico tra i giocatori è una costante del gioco. Oscar Wilde sentenziò: “Il rugby è un gioco da bestie giocato da gentiluomini, il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie”.

Inizialmente il rugby era praticato in molti college inglesi ed è stato creato modificando altri sport, e, il 26 gennaio 1871 furono impostate le regole ufficiali del rugby fondando la Rugby Football Union. Esistono molti tipi di rugby, come quello a 15, a 13, a 9, a 7 e a 10, inoltre c’è il bizzarro rugby subacqueo. Il pallone è stato creato dal calzolaio William Gilbert, della cittadina di Rugby (da cui il nome del gioco), con la vescica di maiale, e mano a mano nel tempo gli è stata data la forma ovale che ha adesso. I punti si segnano o facendo meta o calciando la palla sopra la traversa. Il pallone non può essere passato in avanti, quindi per guadagnare terreno bisogna o correre o calciarlo in avanti.

Nel rugby la cosa più importante è la lealtà verso gli altri giocatori. Infatti alla fine di ogni partita i giocatori delle due squadre vanno a mangiare tutti insieme. Per me il rugby è uno sport coinvolgente, che richiede il coraggio di buttarsi nella mischia e al contrario di quel che si pensa non è uno sport di puro sfogo. Io consiglierei a tutti di provare a giocarci.

Benedetto Miani

 

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