Marchesini commenta ''L'uomo che fu Giovedì'' di Chesterton
La prima domanda che mi pongo sempre prima di iniziare a leggere un libro, è quale sia la passione che muove l'autore a scrivere. Mi è sembrato di trovare in Chesterton, è in questo libro più che negli altri, una forte passione per il mistero. Il piacere più grande che lo spinge è quello di andare a fondo di situazioni che sembrano le più assurde; è doveroso però far conoscere anche quale sia qual è il metodo che l'autore usa per le sue ricerche: quello usato da Chesterton è la fede. Questo ci fa capire molte cose del suo modo di scrivere, perché in mezzo a tutto quell'avvicendarsi di situazioni, con continui colpi di scena, egli tiene ben fermo il punto che tutto ha un senso, che tutto si deve spiegare, perché non è successo per caso e che quindi si spiegherà. Questa cattolicità è evidente anche nei suoi personaggi, non esiste, infatti, un solo personaggio che non sia assolutamente e in ultima analisi cattivo, tutti sono investiti dalla carità cristiana.
Il libro è un giallo, ma un giallo speciale, la posta in gioco non è, infatti, denaro, né potere, ma l'anima umana. Dietro l'apparente lotta alla società anarchica, si cela un mistero ben più grosso da risolvere: il mistero della vita. Questa interpretazione è fin troppo evidente, gli uomini descritti da Chesterton sono troppo chiaramente dei simboli per alludere alle diverse posizioni dell'uomo di fronte alla vita, troppo puri per essere veri ma perfetti per incarnare l'ideologia che rappresentano. In questo romanzo non si prende certo in considerazione il peccato come debolezza o momentaneo sbandamento dell'uomo, quanto come compimento razionale della posizione ideologica presa, una sorta di nuovo peccato originale (di quello vero, infatti, non c'è traccia) scelto dalla ragione di ogni uomo.
La storia è tutto un gioco di smascheramenti all'interno di una società segreta che ha come obiettivo quello di diffondere l'ateismo nel mondo, vago ricordo della Massoneria inglese. Proprio su questo punto sta, secondo me, il limite di questo grande scrittore. Egli, infatti, si ostina a vedere il diavolo nel materialismo, caratteristica che egli attribuisce, con profondo rispetto, all'ateismo. Questa sua caratteristica peculiare, non può, secondo Chesterton, non portare gli atei, o comunque i materialisti, alla fede. La storia ci insegnerà, dopo che la vita di quest'uomo era già passata ad altri lidi, come il diavolo risieda molto di più nello spiritualismo e come questa tremenda forza sia in grado di catturare molto più potentemente i cuori degli uomini.
In conclusione, il libro è un ottimo prodotto che mischia il thrilling, il gioco enigmistico, l'apologia, il puro piacere narrativo, il problema metafisico e quello morale, tutti conditi con quell'humour britannico per cui Chesterton è tanto famoso ai lettori di tutto il mondo.
Luca Marchesini
- Pubblicata: 24 maggio 2002 in Scientifico
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