La poesia come testimonianza

Per introdurre l’argomento della Prima Guerra Mondiale, oltre ad inquadrare storicamente e culturalmente questo evento, che poi durante l’anno approfondiremo, abbiamo conosciuto uomini, attraverso gli scritti che ci hanno lasciato, che lo hanno vissuto personalmente.

Molti di questi scritti sono proprio libri i cui autori sono stati soldati, ma ciò di cui voglio parlare è invece di un uomo, Giuseppe Ungaretti, che durante la guerra, per raccontare come lui l’ha vissuta, scriveva delle poesie in cui cercava di esprimere tutto ciò che voleva comunicare con parole forti perché non c’era il tempo di comunicare andando per le lunghe.

Giuseppe Ungaretti, inizialmente, venendo a contatto con le idee futuriste durante il periodo degli studi, partì per la guerra, credendo che questa fosse l’unica igiene del mondo. Vivendola, davanti al dramma della morte, a tutte le difficoltà, cambiò totalmente mentalità, e iniziò a scrivere poesie, su pezzi di carta o cartucce, in cui si interrogava, scriveva come lui si comportava davanti a questo fatto.

Inizialmente, nel 1916, pubblicò il Porto Sepolto, grazie ad Ettore Serra che aveva raccolto pezzi di cartoline, su cui aveva scritto il poeta, e le aveva fatte stampare.
Più tardi, nel 1919 pubblicò Allegria dei naufragi, contenente anche le poesie della raccolta precedente.

Il poeta dice:
“Allegria, perché Allegria dei naufragi? Ebbene, perché, insomma, la poesia, l’uomo in tutte le sue imprese anche quando crede di essere arrivato in porto, sì ci arriva, ma ci arriva da naufrago, ci arriva dopo aver lasciato molte illusioni se non aver subito dei veri disastri. Ma il fatto di essere comunque arrivato in porto anche dopo un naufragio, dà un certo piacere, no?, dà un’allegria. Ecco: Allegria dei naufraghi”.

Ungaretti è proprio un naufrago; di fronte alla guerra, al naufragio, una cosa apparentemente terribile, dove perde tutto, dove è l’ unico sopravvissuto, scopre il valore della vita, scopre che questa è un dono grandissimo, essendo lui ancora vivo a differenza dei suoi compagni.

Vorrei invitare tutti a leggere l’Allegria perché le poesie che ho letto a scuola, capito, commentato, anche se non sono tutte quelle raccolte, mi hanno colpito molto, perché Ungaretti oltre ad interrogarsi interroga il lettore.
Voglio che tutti possano sperimentare una gioia nel leggerle, magari capire meglio aspetti della propria vita proprio grazie a ciò che quest’uomo, attraverso le sue poesie, ha testimoniato.

ALLEGRIA DEI NAUFRAGI

E subito riprende
Il viaggio
Come
Dopo il naufragio
Un superstite
Lupo di mare.

(Versa, il 14 febbraio 1917)

D’Ellena Francesca

 

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1 Commenti

  • Carlo ha scritto mercoledì 20 gennaio 2010 alle 15.05

    Uhmmmmmmm... ... Dico uhmmmm... ...

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