Hopper: il pittore che parla

Giovedì 23 gennaio alcuni ragazzi sono andati a vedere la mostra su Hopper allestita a Palazzo Reale in piazza del Duomo a Milano. La proposta è partita dalla professoressa Lapini che ama questo pittore. Insieme ad alcuni ragazzi del liceo che si erano informati su Hopper, abbiamo iniziato la visita.

Hopper è un pittore realista il cui stile si definisce verso la fine della sua vita. Nasce in America nel 1882, e poi si sposerà. La particolarità della sua pittura è il modo con cui utilizza la luce. Nei suoi primi dipinti, molto bui, il pittore riesce a rendere triste ogni particolare. Dopo l’incontro a Parigi con gli impressionisti, Hopper cambia il suo modo di dipingere e le sue opere diventano più luminose, seppur mantenendo una vena di malinconia. Inoltre il fascio di luce ha sempre tratti geometrici, senza sfumature, con uno contorno preciso, quasi tagliato. Solitamente, la donna raffigurata nei suoi dipinti è la moglie.

Hopper era una persona che non riusciva a comunicare bene verbalmente; una sua frase infatti dice:
“SE POTESSI ESPRIMERLO CON LE PAROLE NON CI SAREBBE NESSUNA RAGIONE PER DIPINGERLO”

Dalle sue opere si capisce subito che Hopper era alquanto malinconico. C’è sempre qualcosa nei suoi dipinti che non torna, una nota distorta che le caratterizza: una donna che balla, con il corpo e il volto grottesco; la moglie che guarda fuori dalla finestra, con i piedi che sprofondavano nel letto più del resto del corpo. Eppure con quello che dipingeva, Hopper riesce ancora oggi a comunicare. Sembra che i suoi quadri ci facciano una domanda, e le risposte a questa, ovvero l’interpretazione del dipinto, sono tante. Per esempio, nel dipinto “Morning Sun”, in cui guarda fuori dalla finestra, sono stati i suoi occhi, neri e bui, che mi hanno posto una domanda. Perché guarda fuori? Cosa sta cercando? Come mai sembra così triste e malinconica?

Le opere di Hopper hanno come protagonisti soggetti assurdamente banali, come una stazione ferroviaria deserta, un ponte, cose che si vedono tutti i giorni, ma che allo stesso tempo non si vedono, perché non ci si fa mai caso. Hopper invece sottolinea l’importanza delle cose all’apparenza scontate. Osservando le opere di Hopper, riusciamo a intuire il mistero che le avvolge, ma non a svelarlo completamente.

Paola Bassi

 

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2 Commenti

  • francesca ha scritto sabato 13 marzo 2010 alle 20.47

    io ho vista la mostra ed è stata molto bella!
    bello l'articolo comunque.

  • giovanna ha scritto sabato 12 giugno 2010 alle 18.07

    a me la pittura di Hopper sembra rappresenti sempre L'ATTESA.La stazione,la casa con le finestre aperte,le persone al bar ....il senso di qualche cosa che deve venire....

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