That’s where my heart is turning ever

“Professore, cos’è un HAIKU? E un sonetto? Quanti versi hanno ciascuno?”

Domande di questo tipo, da qualche tempo, cominciavano a volare per la classe, e le risposte facevano lo stesso.

Tutto questo per un solo motivo: eravamo tutti in vena di scrivere una poesia per il prossimo concorso di poesia dal titolo Sempre lì è dove torna il mio cuore (tradotto in italiano). Il professore ci ha suggerito, per chi volesse scrivere l’Haiku, di scriverlo in inglese per due motivi: il primo per rispettare la lingua del titolo e il secondo perché era più facile da scrivere rispetto al sonetto, essendo più corto.

L’Haiku è, infatti, un testo in poesia breve, con soli 3 versi rispettivamente da 5, 7 e 5 sillabe ciascuno (forse questo è il motivo per cui tutti hanno scelto questa forma metrica …). L’Haiku si poteva fare sia in inglese che in italiano. Regola dell’Haiku: narrare solo il fondamentale, l’indispensabile; non scrivere parole inutili o troppo ovvie, che non servono a far capire quello che si vuole esprimere, anche perché le righe da scrivere sono solo tre. In una lezione abbiamo aiutato dei nostri compagni che ci hanno letto la loro prima stesura a trovare degli aggettivi più coerenti, più belli da sentire e in particolare che non fossero banali (per esempio, scrivere che la neve bianca o fredda non ci aiuta a capire perché il tuo cuore la vuole rivedere…).

Un’altra scelta di testo molto votata era il sonetto, composto da due quartine e due terzine, cioè da quattro strofe di quattro o tre versi ciascuna, in cui ogni verso deve avere l’accento sulla decima sillaba, cioè un endecasillabo. Il sonetto è abbastanza difficile, essendo lungo e articolato, ma per chi avesse voluto farlo la regola sarebbe stata la non dispersività, cioè il non perdersi in parole vaghe, anche se il testo ha molti versi da scrivere.

C’era, inoltre, un ulteriore ostacolo, oltre alla scrittura dettagliata e precisa del testo: il titolo. Infatti non era semplice cercare un luogo dove il mio pensiero volge sempre, e soprattutto non era facile descriverlo in inglese, e per di più in tre righe.

I compagni sembravano molto partecipi al progetto: ognuno di noi, infatti, ha fatto il suo lavoro; durante uno dei giorni delle vacanze di carnevale, anche se facoltativo, alcune persone delle seconde si sono impegnate e, durante il laboratorio d’inglese hanno scritto un sonetto, un haiku o una filastrocca (testo più gettonato) in inglese, raccontando, anche se in poche righe, quello che vorrebbero rivedere, dove il loro cuore torna sempre o semplicemente quello a cui sono affezionati . Alcuni hanno parlato del loro animale, di un amico lontano o di una città che vorrebbero rivisitare.

Io, personalmente, ho provato ad abbozzare un haiku in inglese che parla di una città che mi ha affascinato visitare, e che vorrei rivedere, New York. Questo lavoro è stato, per me, una novità molto apprezzata e coinvolgente.

Marta Brocca

 

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1 Commenti

  • alessia ha scritto domenica 28 febbraio 2010 alle 21.08

    WOW!!! BRAVA MARTA!!! SONO DI UN'ALTRA SCUOLA MA PARTECIPO ANCHE IO AL CONCORSO
    CIAO

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