Una scalata tecnica
Tutto è iniziato in una lezione, quando la professoressa ci disse: "Bene, ragazzi, venite avanti con le sedie e state molto attenti, perché oggi inizieremo un nuovo argomento: le proiezioni ortogonali!”.
La professoressa ha cominciato con alcune lezioni in cui noi ascoltavamo e lei ci spiegava i primi passaggi da eseguire e quelli finali per terminare il lavoro. Per spiegarci ciò non ha impiegato tanto tempo, perché tutti noi le abbiamo prestato molta attenzione, essendo coinvolti in questo nuovo tipo di lavoro.
Abbiamo iniziato con lo schizzare a mano libera su fogli di brutta figure molto semplici come rettangoli, quadrati e triangoli, cercando di seguire i consigli della professoressa. In seguito abbiamo abbozzato altre figure più complesse ma più affascinanti: i volumi.
Alcuni ragazzi fin da subito hanno mostrato molta bravura riuscendo a schizzare lavori difficili e complicati, altri hanno incontrato più difficoltà, ma infine tutti sono riusciti ad avere un lavoro proprio di cui vantarsi.
Questo schizzo è stato la base di un nuovo lavoro: le tavole. Dovevamo riprendere il primo disegno per riprodurlo in grande con gli strumenti tecnici (compassi, righe, squadre… ).
Al termine del lavoro ho intervistato alcuni compagni ponendo due domande: ti sono piaciute le proiezioni ortogonali? Perché?
Luca ha risposto: “Le proiezioni ortogonali sono state un grande passo e mi hanno interessato perché si è iniziato a lavorare più seriamente”. Marta: “Questo lavoro è molto interessante e soprattutto utile perché ci potrà servire se prenderemo la via del lavoro tecnico e artistico”. A Sara le proiezioni ortogonali sono piaciute per imparare a disegnare in modo preciso e si è anche divertita. Chiara conferma: “Quest’argomento mi ha colpito molto perché era una cosa nuova, particolare e che ci ha messo alla prova”.
Quanto a me, sono soddisfatta: tutte le volte che passavo dal corridoio m’impressionavo vedendo attaccate alle pareti tutte le tavole degli studenti che mi hanno preceduto e avevo da sempre il desiderio di riuscire a realizzarle anch’io.
Francesca Lambicchi