L’odissea del professore e del (non) studente tipo
I discorsi sui professori sono sicuramente i principali argomenti di sfogo dello studente medio: infatti quando egli si ritrova a percorrere la sconfinata via Rombon verso casa, con qualche compagno di sventure al seguito, si diverte molto nel dare epiteti sempre più ricercati ai docenti che hanno reso infernali le cinque ore precedenti della giornata.
Molto spesso ci si ritrova a definirli nei modi più svariati e fantasiosi per qualche voto molto basso e, come sempre si propaganda, anche molto immeritato.
In quasi tutti i casi, lo studente medio trova un appoggio non irrilevante nei compagni che si dichiarano, per motivi di principio, sempre e con sempre maggior enfasi a favore degli altri giovani dimostranti: sì, dimostranti, perché tutto ciò finisce col diventare una gran rivoluzione.
D’altro canto i genitori non sanno che dire e per non dichiararsi neutrali, o peggio a favore degli sventurati figlioletti, inizialmente sostengono i docenti verso cui nutrono una certa fiducia, ma il sano principio “il professore ha sempre ragione” si sgretola facilmente in seguito alle pressioni. Infatti il problema si pone quando i genitori, fomentati e mossi da commozione per le atrocità subite e romanzate dai figli, ritrovano il loro spirito giovanile e rivoluzionario, e decidono di ristabilire la giustizia, andando con spada tratta a punire i mostri che ingiustamente rovinano la vita del loro pargolo, affogandoli in inutili esercizi di matematica o in lunghe e estenuanti esercizi di analisi morfosintattica (e se fosse solo per questo ultimo motivo, sarei un po’ rivoluzionario anch’io) senza lasciarlo svagare nei suoi giusti e leciti metodi: “Lei, caro professore, la deve smettere di insegnare storia a mio figlio!”, oppure, “Sa che per colpa sua mio figlio ha imparato una argomento di storia dell’arte? Come si giustifica?…”
Così il professore, spaventato e piegato davanti al volere del giustiziere di turno, promette che non oserà più interrogare il ragazzo quando il suddetto non se la sente, o di sorvolare su tutti gli scarabocchi che egli scrive puntualmente sulle verifiche di matematica. La verità è che al docente non fa né caldo né freddo e si sottomette ai più lamentosi, per un necessario riposo dei padiglioni auricolari, infatti oltre a doversi sentire le insensate scuse degli alunni per mancato studio o compiti, si sorbisce anche le remore dei Signor o delle Signore Taldeitali che, avvocati o uomini di alto lignaggio, minacciano di denuncia o altra punizione, a cui il sempre più impaurito professore si prostra invocante perdono.
In breve tutta questa rivolta sindacale sfavorisce solo e unicamente noi alunni, che crediamo di fare un dispetto a un professore ogni volta che organizziamo un triangolare di tris sotto al banco o che costruiamo un arsenale di palline di carta da lanciare al momento opportuno nel colletto di qualche compagna/o, negando sempre ogni fatto davanti all’evidenza con le solite facce d’angelo che accompagnano le molte altre stravaganti sregolatezze che avvengono (è proprio il caso di dirlo) sotto banco e sotto il naso del professore santo di turno dell’Istituto Sacro Cuore.
Luca Bertazzoni