"sunt lacrimae rerum": Vittorio Sermonti traduce l'Eneide
Il 13 marzo scorso, nel teatro del Sacro Cuore, si è tenuto un incontro col noto scrittore e comunicatore di cultura Vittorio Sermonti.
Il professore ha parlato della sua esperienza di traduttore dell’Eneide di Virgilio, esperienza di uno scrittore che si ritiene e si dichiara l’autore secondario di tale opera, di cui la traduzione deve poter rendere conoscibile e incontrabile l’autore primario, Virgilio stesso.
Innanzitutto Sermonti ha introdotto il concetto di “linguaggio poetico”, di cui l’Eneide costituisce un modello esemplare. Tale linguaggio è in sé una lingua familiare, radicale, e al contempo incomprensibile, proprio come il linguaggio degli adulti per un bambino.
Inoltre, il linguaggio poetico è un linguaggio sintetico con una convenzionalità che è dettata dalle leggi della metrica. Dunque, questo linguaggio è qualcosa di intrinseco alla natura umana ma possiede anche una dimensione di inspiegabilità irrisolvibile: è questo il concetto di carmen in cui si identifica la poesia latina. Il termine latino ha il significato originario di “formula magica”.
Pertanto, il carmen latino indica una struttura verbale immodificabile entro la quale le parole vengono rivestite del loro significato poetico. O, ancora, il carmen è un congegno che non si può sciogliere perché è un connubio indissolubile tra le parole.
Sermonti ha poi approfondito questi concetti in riferimento al linguaggio poetico all’interno della propria esperienza. Il professore ha raccontato di aver sviluppato una progressiva sensibilità alla poesia grazie alla lettura che ogni estate suo padre faceva per il figlio maggiore di una cantica di Dante, a cui lui assisteva. A questo proposito ha spiegato il fatto che la lingua di cui percepiva i suoni provocava in lui una sensazione strana: che la lingua della poesia non si capisce del tutto perché, oltre ai significati che veicola, è costituita da un sistema di suoni che eccede sempre il sistema dei significati.
Ecco dunque delinearsi il concetto di “musica del senso” che definisce l’eccesso percepito in poesia nel momento in cui la si ascolta. È importantissimo per un traduttore tener conto di questo fattore. Infatti, la musicalità del testo suscita sensazioni di cui si deve dare conto anche nella traduzione. Per questo, alla domanda: “a Lei cosa è successo al suono dell’Eneide?”, Sermonti risponde semplicemente: “al suono dell’Eneide mi succede quello che testimonio in questa traduzione”.
Al riguardo, l’esempio più chiaro e allo stesso tempo più sintetico è quello fornito dal v. 462 del I libro dell’Eneide: “sunt lacrimae rerum”, letteralmente traducibile con “sono le lacrime delle cose”. Tuttavia questa traduzione letterale, ha spiegato Sermonti, non assomiglia alla percezione che si ha leggendo il verso latino. Infatti, l’espressione originaria latina rimane molto più drammatica, familiare, radicale e tuttavia inestricabile. Ecco dunque che subentra la sensibilità del traduttore Sermonti, il quale esplica il concetto sintetico di tale verso virgiliano con la traduzione: “piange la storia”. “Piange la storia” sottintende l’irreparabilità della sofferenza delle cose, della storia. La traduzione musicale, in questo senso, evoca proprio l’impressione che di fronte a certi eventi le cose piangono.
Sermonti ha concluso ricordandoci che il testo latino è comunque la vera sorgente di tanta possibilità di significato e che la traduzione non può che esserne un segno limitato. Egli ha affermato infatti che la verità del testo latino sta nel fatto che la sua bellezza travolge il lettore. La traduzione deve dunque il più possibile testimoniare la bellezza di cui il testo latino è intessuto.
Il professore si è infine congedato con un invito e un ringraziamento. L’invito è stato a non censurare né a provare vergogna della propria ignoranza – “lo siamo tutti, ha detto, io per primo!” – purché sia un’ignoranza concava, accogliente, e non convessa come quella dei saccenti che si fanno scivolare tutto di dosso e non imparano mai. Il grazie, da ultimo, per il silenzio eloquente della platea dei ragazzi, che in questa maniera hanno voluto onorare la voce di un vecchio pieno di vigore, che si schermisce a esser chiamato maestro.
- Pubblicata: 09 aprile 2010 in Scientifico
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