Un viaggio attraverso la fotografia

Durante le vacanze di carnevale sono andata a vedere una mostra al Palazzo della Ragione di Milano, che mi ha impressionato.
Sinceramente ero eccitata all’idea di vedere un’esposizione di foto che mi avrebbero portato a imparare qualcosa, a fare un viaggio vero e proprio che ho potuto compiere grazie ai professori che ci hanno fatto da guida.

Steve McCurry presenta così la sua mostra: “La maggior parte delle mie immagini sono radicate nelle persone, sono in cerca del movimento inosservato, l’essenza dell’anima che ci sbircia, le storie di vita incise sui volti. Voglio capire e mostrare cosa significhi essere quella persona, una persona colta in un paesaggio ampio, che può richiamare la condizione umana […] dietro ad ogni immagine c’è una storia, ed è la storia che voglio incorniciare, comporre nel modo più essenziale ed interessante possibile”.

Steve McCurry è un fotografo nato a Philadelphia, laureato in Arti e architettura che, dopo aver lavorato in un giornale, intraprende un viaggio verso l’India ed è qui che impara a guardare la vita.
Questo è il suo intento: non fare belle foto, ma cogliere una storia, trovare un significato dentro ciò che osserva, che può trasmettere a tutti.

Ecco le sezioni della mostra:
L’ALTRO
“Osservare un viso è come guardare dentro un pozzo, sul fondo si compone un riflesso ed è l’anima che si lascia intravedere” :ognuno dei volti delle persone fotografate ha una propria personalità; i loro sguardi profondi, brillanti, incantati, che mi trattenevano esprimevano ciò che loro provavano.

IL SILENZIO E IL VIAGGIO
Madre Teresa ha detto: “L’uomo ha bisogno di mettersi in contatto con Dio. Ma non lo troverà nel rumore e nell’inquietudine. Lo spirito è amico del silenzio. Osservate come la natura – gli alberi, i fiori, e l’erba- cresce in silenzio. Osservate le stelle, la luna e il sole, come si muovono in silenzio. Dobbiamo ascoltare il silenzio, se vogliamo sentire l’anima commuoversi .”
Prima di fotografare c’è bisogno di viaggiare, di cercare per scoprire: “la maggior parte di quello che ho cercato e fatto nella vita è stato vagabondare e osservare il mondo. Cosa c’è di più meraviglioso?” (Steve McCurry). Viaggiando McCurry cerca il bello nel viaggio che compie, per poi fotografarlo. Per far questo ha bisogno del silenzio; è questo che ti fa cogliere la bellezza, esalta il vero.

Accade poi che ci si distrae, si dimentica uno scopo, si esce da quel silenzio commovente, a causa di qualcosa che ti fa ribellare alla tua vera natura: nasce una GUERRA (titolo della sezione successiva). Questa sezione è quella che mi ha impressionato di più: i corpi carbonizzati, la gente che scappa tra il fumo, la disperazione. Una storia terrificante, alla quale quelle foto mi hanno fatto pensare: è proprio un dono che alla mattina possa alzarmi e vivere una nuova giornata.

Però, nonostante la guerra c’è la voglia di ricominciare di vivere ancora, di poter gioire nella vita: la GIOIA.
In questa sezione io stessa ho provato gioia, proprio perché si vede come le persone sono felici, soprattutto nel lavoro: una soddisfazione dopo aver faticato, aver raggiunto una prima meta.
Il vedere un serpente a me farebbe molta paura, ma per chi è abituato alla sua presenza è normale.
Mentre mamma e figlia stanno dormendo, passa sotto di loro un serpente: una fotografia che mi ha svelato come dentro ogni evento che all’apparenza può sembrare terribile c’e’ un’ esperienza più grande, come l’affetto tra madre e figlio, che ti rende libero e lieto.

Per la sezione BELLEZZA approfitto dello scritto di Armando Torna, che mi ha colpito perché riesce a descrivere questo concetto in modo avvincente : “C’è un’odissea sconosciuta che la bellezza è costretta a percorrere nel nostro corpo dopo l’annuncio degli occhi. Dura pochi istanti, forse meno: è tortuosa, complicata, eppure impalpabile. Noi vediamo il bello e la retina, subito, urla un allarme, chiamando in causa l’ istinto e ordinando poi alla pupilla di fissarlo senza distrarsi. Il nostro sguardo si incanta, ghermisce le forme, immagina; improvvisamente comincia a spedire al cuore, attraverso la gola, quella sostanza aerea di cui sono fatti i sogni e che crea languore. La centrale cardiaca, per non compromettere i battiti, getta ovunque le sensazioni ricevute: ai muscoli, nelle vene, nelle nostre zone segrete.
La bellezza, però, non sta ferma; non riesce. Ripercorre allora una strada inversa, portando con sé masse di emozioni, cariche di intensità e stupore. Raggiunge di nuovo il cervello, costringendo l’occhio a non smarrire quanto è riuscito a catturare un secondo fa.
La bellezza è fisica, totalmente affidata alla carne, ma ha bisogno di strade segrete che corrono sotto la nostra pelle per farsi riconoscere. I filosofi hanno raccomandato per secoli di cercarla nello spirito, il mondo contemporaneo vorrebbe scoprirla soltanto sul corpo.
Noi, indipendentemente dall’epoca che ci ospita, ne abbiamo bisogno come dell’aria e dell’acqua. Forse perché siamo convinti dell’eterna verità racchiusa in una frase di Dostoevskij: -La bellezza salverà il mondo-”.
Francesca D’Ellena

 

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