Nel cuore di Siena

Prima di raccontare il secondo giorno di convivenza vissuta nel mese di aprile nella bella Siena, occorre che torni leggermente indietro nel tempo: precisamente il giorno prima, verso le nove di sera, dopo una stancante gita al borgo medievale di San Gimignano.

Andrea, un senese D.O.C., ocaiolo 100%, dal forte accento tipico senese, ci racconta della tradizione più famosa che va avanti da anni: il palio. “Per raccontarvi del palio, devo tornare alle origini della città di Siena”. Così Andrea ci racconta della famosa battaglia di Montaperti quando i Fiorentini (guelfi) attaccarono la bella Siena (ghibellina); date le circostanze, i Senesi strinsero un patto con la Madonna, con tanto di notaio e contratto, e in caso di vincita sarebbe diventata la patrona della città. Allora una nube azzurra, simile al manto della Vergine, protesse la città e portò alla vittoria i senesi. La gratitudine per la Madonna, come si può immaginare, era immensa per i Senesi tanto che il Palio seguente fu dedicato proprio alla Vergine; e non solo per quell’anno, ma ancora oggi i Senesi festeggiano l’Assunta in Piazza del Campo, ognuno a tifare la propria contrada.

A questa spiegazione, dalla bocca di Andrea sono seguiti molti aneddoti divertenti ed interessanti sulle varie contrade (chissà come mai, quasi tutte a sfavore della contrada della Torre, acerrima rivale della contrada dell’Oca!). Ad esempio si dice che la contrada della Torre dopo aver spennato 44 polli, per divertimento e scherzo, li abbia mandati davanti agli abitanti dell’Oca. Un prete di quella contrada, a cui non piacque per niente lo scherzo, “maledì” la contrada rivale predicendo che per 44 anni (tanti quanti i polli spennati …) questa non avrebbe vinto il palio. Si vede che il prete era un indovino, infatti per ben 44 anni la Torre non vinse un solo Palio.

Finita questa bella serata di presentazione, posso tornare a narrarvi il secondo giorno di gita: dopo una buona colazione, 5 rampe di scala mobile e dieci minuti di camminata fra le vie della città, eccoci finalmente in Piazza del Campo, cuore di Siena. Qui i professori ci spiegarono in base alla loro materia, ciò che ci circondava. Per esempio, le due professoresse di tecnica ci fecero notare gli elementi architettonici e lo stile dei palazzi. Guardandoci attorno sono sorte molte riflessioni e domande. Osservando la piazza per esempio, si notava un criterio di pavimentazione che già era presente nella “Piazza della Cisterna” a San Gimignano : la pavimentazione a “lisca di pesce” (o a “diramazione d’albero”), che consiste nel dividere la piazza in spicchi piastrellati. Questo stile era di uso comune in Toscana nel Medioevo. La pavimentazione vista dall’alto rappresenta il manto della Madonna che continua a vegliare e raccogliere sotto il suo manto i cittadini senesi.

Dopo la tecnica, abbiamo lasciato spazio alla storia e, grazie all’aiuto di miei due compagni, abbiamo sentito raccontare la bellissima e interessantissima storia di Santa Caterina, la compatrona d’Europa, Santa Patrona degli ocaioli, nonché … ventiquattresima figlia (gemella)!
Il nostro professore, subito dopo, ci ha raccontato la storia di Siena dopo la battaglia di Montaperti e abbiamo scoperto che i fiorentini dopo la dura sconfitta hanno quasi distrutto Siena, vinta in molti scontri dagli abitanti della acerrima città rivale ed è persino diventata parte del Ducato di Firenze, dopo la Pace di Cateau- Cambresis: Andrea la sera prima non ce ne aveva parlato, non ha aperto discorso su questo …

Per immedesimarci meglio in Santa Caterina e nelle sue opere, abbiamo visitato l’Ospedale ( lo “Spedale Grande”) dove andava a curare i malati e a soccorrere i poveri e i pellegrini. Mi ha colpito molto la cura che i senesi avevano per l’ospedale: un luogo dove la gente entrava per non essere a contatto con il popolo, un luogo dove la gente andava a morire, eppure era tutto completamente affrescato, anche la stanza più piccola aveva la sua decorazione. Questo è veramente impressionante e fa capire la voglia che Caterina aveva di donare tutta sé stessa nel luogo migliore.

Dopo pranzo, il momento per me più atteso, forse più del giocone: la visita al Palazzo Pubblico, con l’affresco di Ambrogio Lorenzetti. Questo affresco si trova nella famosa “Sala dei Nove” (nove persone scelte dal popolo che governavano a Siena), è composto da tre scene che si espandono in tutte e quattro le pareti.

A tutti, leggendo, sarà concesso pensare: “Ma le seconde medie non fanno altro che ascoltare spiegazioni e vedere la città … ma non giocano mai?” Non solo a voi, ma anche a noi tutti è venuto questo losco pensiero. Come se i professori fossero telepatici: “Ragazzi, radunatevi tutti qui! Ora vi spieghiamo il giocone”. Si trattava di una mega-caccia al tesoro per piazza del Campo. Ma non era una semplice caccia al tesoro, coi classici bigliettini che portano al tesoro. Dovevamo infatti, in base alla differente prova, metterci nei panni di qualcuno. Abbiamo infatti scoperto che alcuni di noi sono ottimi cantanti, altri giornalisti provetti , eccellenti fotografi e altri ancora degli esperti traduttori linguistici. Vi spiego meglio: tutte le prove dovevano esser svolte all’interno e non oltre piazza del Campo. Lo scopo era finire tutte le prove assegnate nel minor tempo possibile.

I compiti erano interessantissimi e altri, invece, bizzarri e intriganti. Occorreva intervistare dei cittadini senesi e domandargli curiose notizie sulla storia di Siena e sul Palio e bisognava aver fortuna a non beccare una persona che “era un turista e non parlava bene italiano o non conosceva Siena…”, chi “era di fretta e aveva la cena sul fuoco e i bambini a casa da soli …” o chi invece “non volevano farsi intervistare per paura di andare in TV…” (ne abbiamo sentite di tutte le salse!). Oppure dovevamo cantare e comporre canzoni, fotografare vari particolari di archi o altri elementi architettonici o, prova che non tutti hanno acclamato particolarmente, intervistare un turista spagnolo o inglese ponendogli varie domande.
Fra vigili Urbani molto vergognosi, canzoni stonate e troppi turisti che “I don’t speak italian”, il gioco è terminato con la vittoria della Civetta e un premio “di consolazione” per la chiocciola, squadra perdente.

E arrivò sera …
Finalmente i tanto attesi giochi serali scesero in campo (o per meglio dire nel giardino dell’albergo), organizzati da alcuni nostri colleghi; per prima cosa ci siamo messi alla prova con domande e quiz di velocità, poi abbiamo cercato di restare immobili per rappresentare l’affresco del Buon Governo e, prova finale, ci siamo impegnati a indovinare i titoli di libri o film che altri compagni mimavano.

Beh, che dire: a mio parere ho proprio vissuto tre giorni in bellezza!

Marta Brocca

 

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4 Commenti

  • caterina cedone ha scritto giovedì 24 giugno 2010 alle 10.23

    l'articolo è bello però quando dici dei giochi solo voi della B avete fatto quei giochi, la C e la A ne hanno fatti altri!!!!

  • alunna seconda b ha scritto sabato 26 giugno 2010 alle 11.05

    Risposta a caterina: non è vero quello che dici: ogni contrada era formata da alunni della A, della B e della C tutti insieme. Quindi i giochi che faceva la B li faceva anche la C e la A!!! :):):):)

  • alunno della seconda b ha scritto mercoledì 28 luglio 2010 alle 9.14

    e cmq non è mica colpa nostra se i giochi serali non ve li hanno fatti fare!!!

  • alunna della ha scritto venerdì 27 agosto 2010 alle 20.13

    caterina ha ragione alla sera in albergo eravamo divisi e nn gicavamo per contrada ma x classe!!!!!!

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