El gran teatro del mundo. Prima parte: le prove

Nonostante la strenua lotta per entrare nella compagnia di teatro - solo i primi trenta ce la potevano fare - io rimasi fuori di un soffio. Dopo qualche tempo la prof. mi chiamò e mi disse che un primino si era ritirato, e quindi avevo un'altra possibilità. Non me lo feci ripetere due volte, e infatti due giorni dopo ero già in aula di musica per la prima prova, in cui ho conosciuto l’insegnante di teatro, Giuditta Mingucci, e la docente madrelingua Liliana Tato.

Alla prima lezione dovevamo fare solo tre movimenti (sedersi, sdraiarsi, stare) nel modo che ci garbava di più. Qui tutti hanno fatto del loro meglio vincendo l’iniziale vergogna. La lezione successiva l’insegnante madrelingua ci presentò la nostra mission: allestire uno spettacolo teatrale in spagnolo da portare alla rassegna per le scuole medie “Tutti in scena”, a Catania in aprile. Ci fece tradurre una parte del testo El gran teatro del mundo, scritto da Pedro Calderon de la Barca in spagnolo antico; poi ci propose un dialogo, ci divise in gruppi da sei e ci fece recitare la parte.

Con il passare del tempo Liliana ci assegnò le parti ed il copione, e quindi ce lo diede da studiare. Ci lamentammo delle parti per la loro lunghezza , che a noi sembrava ingiusta pensando che avremmo dovuto saperle recitare bene già alla lezione successiva. Le difficoltà furono molte e dopo due o tre mesi la situazione si fece critica per la pressione che si alzava prova dopo prova e il timore di non farcela a realizzare lo spettacolo.
Il tempo volò e arrivò il giorno in cui ci furono le prove generali aperte al pubblico. Quando il pubblico fu in sala scoprimmo una cosa terrificante: metà dei nostri compagni erano venuti a vederci, e la maggior parte di loro risiedevano in prima fila, pronti a giudicare la nostra performance!

Dopo la prova (non so se più di coraggio che di teatro), prendendo complimenti da tutti ci incamminammo al cospetto della famigerata preside, che disse:- Bravissimi, studenti miei! C’è solo un problema: la voce. Dovete alzarla ragazzi, se no a Catania nessuno vi sentirà!-. E così improvvisò una interrogazione sulla nostra voce mettendosi in fondo al teatro e ponendoci domande a cui dovevamo rispondere in spagnolo con tono crescente, fino a farsi sentire chiaramente da lei.

Alla fine delle prove pensai: “Caspita, mancano solo quattro giorni all’inizio del festival. Chissà come andrà, chissà se saremo all’altezza, chissà se sarò all’altezza…- Mi cominciarono a tremare le gambe e stetti sovrappensiero fino al giorno della partenza …

Lorenzo Barteselli

 

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1 Commenti

  • ciao ha scritto domenica 27 giugno 2010 alle 18.13

    w Catania

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