El gran teatro del mundo. Seconda parte: si va a Catania
Alla pagina web
http://www.santorsola.ct.it/Nautilus/Articoli/2010/tuttiinscena2010.aspx?ID=02#box sono disponibili le recensioni e i video di presentazione degli spettacoli dell'edizione 2010.
… Catania.
Il volo andò abbastanza bene, se si escludono un’ora e quaranta di strazio per le nostre orecchie per gli urli della nostra compagna che era al suo primo volo e le turbolenze del momento in cui passammo dentro le nuvole del vulcano siculo (per chi non lo sapesse è l’Etna), che ci procurò un bel giro di testa.
Usciti dall’aeroporto rimanemmo in lunga attesa su un piccolo autobus, grazie a noi affollato, in cui c’era una simpatica vecchietta, un paio di stranieri e una temperatura molto più alta di quella a cui noi milanesi siamo abituati: feci notare subito a mia madre attraverso un SMS che avevo ragione io sulle previsioni del tempo e non la televisione, ed ero l’unico stordito in tutta la zona che portava addosso e in valigia solo paia di pantaloni lunghi. Dopo un avventuroso viaggio arrivammo in un piccolo ostello con un delizioso giardino, posto lungo il mare, che sfruttammo subito, bagnandoci e tuffandoci completamente vestiti, come se non avessimo mai visto il mare in vita nostra, o ne avessimo solo sentito parlare.
Dopo il frettoloso tuffo nel mar Ionio ci cambiammo in fretta per prendere l’autobus che ci avrebbe portato alla fermata più vicina al teatro, dove l’indomani avremmo dovuto esibirci. Arrivati lì ci aspettavamo una calorosa accoglienza, mentre invece trovammo solo un’accogliente presa in giro dei napoletani iscritti al concorso che annaspavano appena con due parole lo spagnolo chiedendoci: “Esta siera ce ha una fiesta” oppure “mucho gusto” oppure “ tu parla lo espanol, perché io no”. Frasi completamente sgrammaticate, anche per chi conosce solo un minimo lo spagnolo. A parte questo episodio facemmo amicizia con quelli di due altre scuole milanesi con cui avevamo già dei contatti personali.
La sera ci fu veramente una “fiesta”, come ci avevano preannunciato i nostri amici del Sacro Cuore campano, ma - peccato! - senza di loro, che venivano ospitati da famiglie della zona. Quella sera fu indimenticabile: bevande, spuntini, cibi, dolci, tutti del luogo o del resto d’Italia centromeridionale e canti, balli, scherzi, musica per tutta la sera, e poi tutti gli iscritti, compresi Francesi e Rumeni si misero in pista per una Macarena collettiva.
Alla fine del party organizzato dai simpaticissimi proprietari dell’albergo scoprimmo tre cose terrificanti: una che la mattina dopo bisognava alzarsi prestissimo, l’altra era che il mio letto aveva completamente scassate le gambe anteriori e quindi dondolava pericolosamente avanti e indietro ad ogni minimo movimento, e l’altra ancora che eravamo a trecento metri dalla rampa di lancio dell’aeroporto catanese. Questa fu la cosa che più ci mandò in collera: anche se era un aeroporto piccolissimo, partiva da lì un dannatissimo jet o jumbo ogni dieci minuti.
La mattina dopo dovemmo mangiare in frettissima, perché la preside di un’altra scuola voleva andare là nello stesso momento in cui aprivano le porte del teatro catanese...
Io e i miei compagni fremevamo di paura, pensando che prima o poi ci sarebbe stato il nostro momento e, guardando il lavoro degli altri decidemmo che il nostro spettacolo era nettamente inferiore ai loro, tranne forse per uno: “Le petit prince” (il piccolo principe) che ci sembrò incomprensibile e poco attraente.
Dopo diversi spettacoli venne il nostro momento: tra noi arrivò il panico e tutti incominciarono ad urlare nei camerini mentre c’era un intervallo per far ristorare i ragazzi che avevano o dovevano rappresentare la loro commedia.
Vi fu un momento di silenzioso panico generale, che ci fece errare il tempo di entrata (una specie di effetto speciale in cui dovevamo entrare con musica in sottofondo, che anche grazie alla porta blindata non si sentiva). Dopo di ciò venne il mio momento; nonostante avessi già fatto numerosi spettacoli, mi feci prendere dal famoso panico da palcoscenico che mi provocava vertigini e mal di stomaco. Ma mascherando la mia sofferenza (altrimenti che attore sarei, eh …) attraversai a metà il palco e con coraggio dissi forte la mia parte come mi avevano insegnato le nostre prof. Fu una sensazione fantastica in più scoprire che l’80÷ delle persone non conoscevano lo spagnolo, e quindi non potevano criticare se quello che dicevo era sbagliato, oltretutto era anche spagnolo antico, no?
Ciò nonostante feci e facemmo una bellissima figura, tranne che alla fine (spero che non se ne sia accorto nessuno) una mia compagna anticipò una battuta, e quindi ci fu un nuovo errore di entrata, dove io fortunatamente mi trattenni dal fare irruzione sul palcoscenico per far ricominciare la scena. Finita la commedia, finito il momento di panico collettivo, e mentre ci incamminavamo nei camerini ci vennero incontro due presentatrici e dissero:- Bravissimi ragazzi: quanto avete studiato!
Nel pomeriggio facemmo una piccola caccia al tesoro per le vie della città.
Quella sera purtroppo non ci fu nessun party, ma ero contento: c’era la semifinale di Champions League tra Inter e Barcellona. Per sfortuna mia, interista eterno, eravamo accerchiati da milanisti sfegatati.
Infine, l’ultimo giorno, al mattino, ricevemmo una targa di ringraziamento per la partecipazione al festival.
Nel pomeriggio, avevamo una appena finito di mangiare una cotoletta alla milanese grigiognola, quando la prof ci disse:- mettetevi il costume ragazzi, si fa il bagno.
Detto fatto. Incominciò a piovere. Presi da un atto di follia assoluta ci lanciammo sul vicino lungo mare per impossessarci dell’ormai gelido e ondoso mar Ionio. Dopo questo atto di follia ci dirigemmo verso le camere per farci in fretta la doccia per poi partire per un nuovo giro dell’oca fino all’aeroporto.
Dopo un’ oretta di attesa insieme alla prof. Iuliano, mentre alcuni compravano dei dolci siculi per i parenti, partimmo per Milano per poi arrivare verso le sei da un viaggio indimenticabile, sia per i contrattempi e le disavventure, sia per la bellissima esperienza che abbiamo fatto in questo festival.
GRAZIE A CHI L’HA ORGANIZZATO E A CHI MI HA PERMESSO DI PARTECIPARE!
Lorenzo Barteselli