Open day. All’opera: ladri di biciclette
All’open day alcuni ragazzi di terza media hanno esposto i risultati di un lavoro iniziato a maggio dell’anno scorso e terminato in ottobre, finalizzato a recuperare e restaurare dei “ruderi” di biciclette. La mostra allestita presentava i progetti attraverso testi e disegni, le bici restaurate e il seguente testo di giudizio sull’esperienza effettuata.
Fin dall’inizio della prima media eravamo convinti di essere amici. La nostra amicizia: un giro in bicicletta per Feltre. Noi quattro passiamo i pomeriggi tra le case rosse del quartiere a sfrecciare veloci con i piedi sui pedali e le mani sul manubrio. Ogni istante ci sentivamo più amici, uniti dalla bici, lontani dal lavoro. Lavoro? No, niente lavoro, l’amicizia è divertimento, l’amicizia è una bici. E chi avrebbe mai pensato il nostro rapporto cambiato da un lavoro, da un compito di tecnica? La prof ci lancia una sfida a bruciapelo e diciamolo proprio, il nostro pelo si brucia. Ci coglie una sfida che ci chiama in gioco, perché tocca la bici, la nostra passione. Non possiamo che accettare!
NON SIAMO PRONTI AL GIOCO
Avevamo dunque raccolto la proposta della prof: riparare una bicicletta decrepita e cigolante. Ma la sfida era un’altra: diventare amici davvero, prendendo sul serio un compito che implica ciò che ci accomuna e ciò che ci è più caro. Non l’avevamo capito! Per noi la proposta restava solo un lavoretto un po’ divertente per guadagnare a buon mercato un bel voto in tecnica e continuare poi la nostra vita a scuola e oltre la scuola.
La prof se ne accorse e capì: non volevamo quello che ci proponeva davvero, non eravamo pronti alla sfida che chiamava protagonisti il nostro gruppo e la nostra bici.
CAMBIAMO MARCIA
La nostra amicizia “marciva” e, come ci accorgemmo, non ci lasciava felici.
Iniziavamo a capire: si è amici mediante il lavoro. I tempi passano i passi si fanno più grandi, noi cresciamo. Iniziamo a cambiare marcia, a pedalare davvero. Passa un anno. Maggio 2010. Torna la proposta come un pedale che gira e muove catena e ruote. Siamo cresciuti, ci dice la prof, siamo pronti a giocare le nostre carte, a cambiare, a diventare più uniti grattando la ruggine dal telaio di una bici abbandonata.
NACE M.O.R.B
Nasce la Micro Officina Ripara Bici, ma in fin dei conti non tanto micro. Progetti, schizzi, calcoli, misure, stanze piene di fogli svolazzanti con raggi, tela, pedali e catene. Presentiamo il lavoro e poi via!
Con un piccolo budget iniziamo il lavoro pratico, aiutati da amici specialisti, scegliamo il punto di partenza. Che disastro questa bici: più che una bici sembra una discarica ambulante; noi però sappiamo che in realtà è un bolide veloce.
Così, mentre versiamo sudore e tempo per adoperarci a grattar via la ruggine e: a sostituire le ruote sghembe, scopriamo quel fiore che era un tempo la bici e liberiamo la nostra amicizia dalle croste del tempo. Il cammino è lungo, ma bello, e noi diventiamo veramente compagni, rimangono i giri in bici per Feltre, le pedalate rapide, ma siamo uniti dal lavoro. Stiamo scoprendo un gusto nuovo.
CONCLUSIONE E NUOVO INIZIO
I nostri guanti si sono caricati della sozzura della bici, le vernici hanno coperto il telaio, i pedali finalmente girano sulla catena. Tutto gira, e a perfezione. Ma noi non siamo stanchi perché, come dice Sotoo: ”se lavori e ti stanchi non stai lavorando bene”. Ora capiamo il significato di quella proposta, del nostro sudore e del lavoro abbiamo liberato la nostra bici e ripulito il nostro rapporto della ruggine.
Ci chiamiamo Luca, Michelangelo, Beatrice, Francesco e Giuseppe siamo quelli del gruppo Feltre. La nostra amicizia è nata da un compito e dalle ruote sgonfie di una bici che ci sembrava lo specchio di ciò che eravamo, di quel che siamo, e del nostro cambiamento. Questa è la nostra storia, la storia di questi anni.
Una storia veloce come una bici per Feltre …
Luca, Michelangelo, Beatrice, Francesco e Giuseppe