La preghiera di Andromaca

Uno studente di seconda media ha provato a scrivere in versi, imitando lo stile di Vincenzo Monti traduttore dell’Iliade, la preghiera che Andromaca avrebbe potuto rivolgere agli dei dopo aver salutato Ettore in procinto di combattere la sua ultima battaglia. Un testo da non perdere!

E con queste parole lacrimando
la donna amata dal feroce Ettorre
e con le ancelle tra pianti e sospiri
pregava il sommo Giove: “Sventurata!
Se il mio amore forte come fiera
verrà inghiottito dalla terra avara
del sangue de’ Troiani e de’ guerrieri.
Ma tu, re degli dei, fa’ che il mio caro
mi stringa ancora tra le forti braccia.
Ma io so bene che il fato malvagio
l’ha destinato alla cupa magion
di Pluto, re degli inferi, crudele!”
E lì di nuovo, triste sospirando
il marito partito e ormai lontano,
lì s’interruppe e con grida pietose
pianse, e al gran nume questo chiedendo
quasi imprecando contro il suo destino.
Ad asciugare intendono le ancelle
il ciglio di quell’infelice sposa.
Ripresasi, sacrificò giovenche,
sacrificò vitelli, tanti quanti
i grani della sabbia del deserto
che nel suo cuore la morte di Ettorre
lasciato avrebbe nell’alta consorte.
Ed ancora la donna rivolgendo
le sue preghiere e le strazianti grida
così parlò: “Tu, Giove, tu l’immenso,
tu abitatore dell’eterno Olimpo
tu fa di me ciò che il tuo cor consiglia:
rendimi schiava delle donne achee,
d’una crudele donna cui, costretta,
debba recare l’acqua e i miei ricami,
oppure fa’ che il sangue de’ guerrieri
su questa terra, da gran fuoco arsa,
si mescoli col sangue del mio corpo
e io sia data in pasto agli avvoltoi.
Ma fa’ che l’uomo cui sono legata
e ch’è nel cuore d’una disgraziata
più bello anche del sole e della luna,
fa’ che quell’uomo, se l’acheo fendente
lo colpirà, non si rimanga steso
ed umiliato e putrefatto il corpo
senza ch’un altro lo ricordi e canti
le illustri gesta dell’eroe più grande
da quando i numi vollero che i piedi
ed i calzari d’esseri geniali
alcuni forti, altri generosi,
alzassero la polve della terra.
Ordunque Giove, abbi di me pietade.
Venga sepolto con tutti gli onori
a lui dovuti e rendimi sapiente
di conoscerlo sempre ricordato
e che le glorie vengano cantate
e da poeti e da gente futura”.
Udillo il grande nume e l’ascoltò
e fece ciò che quella sposa chiese.

Filippo Landi

 

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9 Commenti

  • Anonimo ha scritto giovedì 9 dicembre 2010 alle 14.42

    Bravo Landi!!!!!!!!!
    Ora capisco come hai fatto a prendere 110 e lode, anche se la Marinzi non li ha mai dati quei voti!!!!

  • Paolo Crippa ha scritto venerdì 17 dicembre 2010 alle 20.27

    wwwwwwwwwwweeeeeeeeeeeeeee!!!....bella landi.............davvero 1 bellissimo lavoro

  • anonimo ha scritto sabato 18 dicembre 2010 alle 12.57

    già, già, bella landi!!!

  • Angelo Peruzzi ha scritto sabato 1 gennaio 2011 alle 17.36

    GIà, PAblo ha ragione: un fantastico lavoro!

  • anonimo ha scritto domenica 16 gennaio 2011 alle 15.36

    weeeeeeeeeee!!!!grande landi mica avevo letto il lavoro!!è magnifico!!!!!!grande!!

  • sof ha scritto giovedì 10 febbraio 2011 alle 21.13

    AS-SO-LU-TA-MEN-TE incredibile!!! è fantastico, ma dove ti è venuta l'ispirazione Landi? insegnerai anche a me a comporre temi del genere?

  • anonimo di 1^B ha scritto venerdì 11 marzo 2011 alle 0.05

    Molto bello!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Magari un giorno ci riuscirò anche io.

  • anonimo ha scritto domenica 12 giugno 2011 alle 14.19

    ma non l'hai fatto alla bottega di poesia? bravo!

  • anonimo ha scritto domenica 26 giugno 2011 alle 23.07

    ¡Gran bel lavoro!
    In pratica hai passato le ore del tema a contare le sillabe dei versi!

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