Una notte piena di sorprese
Così uno studente di prima media si immagina una notte a casa di Beorn, il mutatore di pelle che Bilbo, protagonista de Lo hobbit di J.R.Tolkien, e i suoi compagni incontrano nel loro lungo viaggio verso la riconquista del tesoro.
È buio. Fa freddo.
“Possibile che in questa casa non ci sia un posto senza spifferi?”, penso infuriato.
Il sonno mi appare per poi sfuggirmi, come una agognata preda, che non si fa prendere. Ma ecco che dopo tanto tempo, riesco ad appisolarmi. E sogno. Sono a casa, con i miei familiari. Ecco mia moglie che mi corre incontro, e i miei figli, che giocano a palla, sorridono.
“Sono tornato! “ grido al vento.
“Sono tornato!”, ma nessuno mi risponde. Corro, nei verdi campi di casa. “Eccomi!” Ed ecco che si accorgono di me. Thor e Jakob mi guardano con aria sognante e, tutto ad un tratto, scattano verso di me, con tutta la forza delle loro giovani gambe. “Balin , Balin” mi grida mia moglie. Mi abbraccia e così fanno i miei figli. “Vi voglio così bene! “ dico, piangendo dalla gioia. “Siete tutto per me!”
Silenzio. “Anche io ti voglio bene! Ma ti devi svegliare!”
“È un sogno vero?” Rispondo. Kassandra sorride. “Sì! Devi svegliarti Balin! “ Stavolta, le mie sono lacrime di disperazione”. “No! Non posso”. Ed ecco che i miei familiari si allontanano a poco a poco e così la mia casa. “Nooo! Nooo! “.
D’un tratto, però, mi giunge una voce familiare. “Balin, svegliati” Bilbo? Cosa ci fa qua? Apro gli occhi , e mi ritrovo nella casa di Beorn. “Che c’è, Bilbo?”, grido infuriato al piccolo hobbit. Questo, impaurito, risponde: “È che …..non riesco a dormire”. “E allora trovati qualcosa di meglio che venire a svegliarmi!”. Ma Bilbo non desiste: “Balin, credo di avere trovato qualcosa!”
Io lo guardo con aria interrogativa. Lui, imbarazzato, continua: “Come ho detto, non riesco a prendere sonno, e così, poco fa, mi sono alzato. E, beh! All’inizio tutto sembrava normale, ma ad un tratto, ho iniziato a sentire dei rumori. Notando la mia espressione furiosa, lo hobbit si affretta a precisare: “Ma non rumori normali. Beh, ecco, erano piuttosto …. urla “
“URLA?” Sto appunto per chiedergli che tipo di grida, quando, inizio a sentirle anche io. Mi guardo attorno spaventato. “Avvisiamo gli altri?” chiede Bilbo. “No, non c’è tempo!” rispondo confuso. Poi, tutto ad un tratto, mi fermo. Il terrore, a poco a poco, mi invade. “Provengono da lì”, dico sussurrando mentre indico la porta chiusa della camera di Beorn. Lo hobbit si mette a piagnucolare. “Oh! No!” Io, nonostante la situazione, lo guardo attentamente. Possibile che un “esserino” così piccolo abbia, come dice Gandalf, un’utilità così grande? A prima vista appare come un ometto minuscolo, con lunghi riccioli rossicci, guance rosee e corpo pasciutello. Ha un’aria del tutto diversa da quella di uno scassinatore. Chiunque potrebbe dire che quello è uno gnomo troppo cresciuto, incapace anche di impugnare un’arma. Ed era così che l’avevo considerato all’inizio dell’impresa: un sacco di zavorra che serve solo a rallentare il cammino. Ma adesso so che dentro di sé, questo hobbit è veramente speciale. Possiede come una fiamma, che se incanalata dalla sua mente vivace può fare grandi cose. Gandalf aveva percepito questo fatto dall’inizio. Aveva intravisto nel signor Baggins una scintilla che credeva spenta da tempo in tutto il globo. La sua intelligenza ha fatto il resto, permettendogli di trasformare quella scintilla in un fuoco vero e proprio.
Il pensiero dello stregone mi fa sorridere. Notando il mio sguardo, Bilbo, a disagio, dice: “Allora ….che facciamo?” Scacciando le mie idee, torno a concentrami sul presente. “Seguimi!”. Abbaio: “Dobbiamo scoprire che succede!” Sgattaiolando tra i corpi dei compagni, ci avviciniamo alla porta di Beorn. Nell’aria si respira la paura, insieme alla tensione. Ecco che esplode un altro urlo agghiacciante. Di sottecchi lancio un’occhiata allo hobbit. È spaventato per non dire terrorizzato. Arrivati a destinazione, provo a spingere la porta. “Dannazione, è chiusa!” Bilbo si lascia sfuggire un lamento, ma subito si azzittisce. “Avvertiamo gli altri!” implora. “No! Lo vuoi capire che non c’è tempo? Quella “cosa” ci sfugge. Renditi utile invece! Passami quel coltello! “ Il signor Baggins, in preda all’eccitazione, obbedisce. Mi metto subito a trafficare con la serratura. “Apriti, dai… Sì!”
“L’hai aperta?” Sussurra Bilbo. Io annuisco. Traggo un profondo respiro. “È il momento della verità”. E, d’improvviso, con un calcio sfondo l’entrata. L’interno della camera è buio. Non c’è bisogno neanche di chiedere una torcia, che lo hobbit è già scattato. “Fatti vedere!” grido al buio. L’unica risposta che mi giunge è un grugnito. D’istinto la mia mano corre al pugnale. “Esci! Esci da questo posto!” mi intima una voce nell’oscurità.
La luce, finalmente, arriva. Mi giro. È il signor Baggins. “Ma che cosa ha? Perché è così terrorizzato?” E d’un tratto, vedo che lo sguardo è indirizzato verso un punto preciso. Non ho nemmeno bisogno di girarmi per sapere che dietro di me c’è la “cosa”. “ È la fine”, penso inorridito. Ma ecco che mi giunge una voce. La voce del mostro. “Ho detto vattene, brutto insetto!”. “Un momento. Io conosco questa voce! Ma come è… Oh cavolo!” e d’un tratto capisco. Le parole di Gandalf mi ritornano in mente. “È un mutatore di pelle, può cambiare continuamente aspetto”. “Beorn”. Mi giro lentamente. È lui. “Ma …. non è normale “. Un brivido mi percorre la schiena alla vista del mutamento. La pelle del nostro ospite, si sta staccando, a poco a poco, dal resto del corpo. Inorridisco. Sotto il tessuto epiteliale, che si sta sfaldando, posso vedere un pelo. Uno strano pelo bruno. Un pelo da …. orso. Non mi accorgo nemmeno che Bilbo si è messo a gridare disperato. “È impossibile”.
Ma tra il terrore, a poco a poco, si fa strada un altro sentimento: il divertimento. “In fondo l’ho sempre saputo. Quell’omaccione non era ciò che fingeva di essere”. Io e l’orso, ci scambiamo un lungo sguardo. Ci studiamo a vicenda. Ma ecco che le labbra (se così si possono definire) del gigante si curvano. Sta sorridendo. Io ricambio con una risata divertita. Stiamo così per diversi minuti, fino a quando, l’animale non esce a passi lenti, dalla casa. Io lo seguo, ma mi fermo alla finestra, guardandolo correre sotto la luna. “Vai amico mio. Sii libero. Sii te stesso” penso, con il sorriso ancora stampato sul volto. “ Sii te stesso”.
Tema in classe di Giorgiomaria Ramozzi