Il Concerto del 29 maggio
Domenica 29 maggio noi ragazzi del coro dell’istituto Sacro Cuore, assieme al coro Musica Laudantes abbiamo svolto il concerto di fine anno. In questa esibizione abbiamo presentato l’esito di un anno di lavoro insieme. Abbiamo eseguito il Gloria di Vivaldi ed altre sinfonie dell’autore stesso. Con il professor Ardigò, infatti, tutti i lunedì, sin dall’inizio dell’anno ci siamo trovati un’ora o due per provare.
Tutti si chiederanno come fa una ragazzina di tredici anni ad appassionarsi a una musica tale, quando siamo abituati ai ragazzi che ascoltano solo musica rap, o in ogni caso le musiche di oggi. Io non sono affatto contraria alla musica odierna, ma penso che anche a me possa piacere una musica classica, diversa dal consueto ascolto dei giovani. Devo dire che probabilmente mi sarei annoiata ad ascoltare il concerto, e questo è dato dalla mia età. A me però è piaciuto molto, penso che perché piaccia una musica così ci voglia qualcuno che ti insegni ad apprezzarla, e ti dica perché una musica tale è bella.
Inoltre va ascoltata tante volte, fino a che riesci a sentirne il ritmo, ciò che i ragazzi vogliono da quello che ascoltano. In aggiunta il canto è totalmente diverso dall’ascolto.
Il primo punto mi è stato dato dal prof. Ardigò. Egli mi ha insegnato ad amare questa musica.
Non so esattamente dire come abbia fatto, me l’ha messa dentro poco a poco, senza che io me ne accorgessi. Forse solo durante il concerto ho avvertito, dopo tre anni che frequento il coro della scuola, la vera bellezza di questa musica. La musica stessa mi ha aiutato le numerose volte che mi si è insinuata con insistenza nell’orecchio ad accorgermi del ritmo che essa contiene.
Non intendo il ritmo che noi tutti possiamo fare battendo una penna sul tavolo, intendo un ritmo pensato profondamente. Probabilmente anche il ritmo di Vivaldi è partito dal battito di una penna sul tavolo, o dal ticchettio di un orologio, poi però è andato oltre l’ingenuità del nostro”tic toc”. È andato nel profondo, è stato pensato intensamente.
Per ultimo: il canto. Il canto per me è una sorta di magia. Il canto non è degno di essere donato all’uomo: il canto è più bello e più grande dell’uomo. Il canto ti può rallegrare, ti può rattristare, ti può intimorire o ti può anche, semplicemente incuriosire. A me il canto piace perché mi fa sentire libera, leggera. Con il canto puoi esprimere qualsiasi cosa, puoi dire tutto quanto, sei completamente indipendente da tutto e da tutti.
Invece nell’ascolto sei costretto a sottoporti a ciò che senti, e a me non piace ascoltare musica classica, mi sembra noiosa. Ho imparato anche ad essere legata alla musica classica vedendo il lavoro che c’è dietro la sinfonia. Al coro abbiamo provato tanto, cercando di migliorare sempre di un piccolo passo, è stato impegnativo. Però si può anche sottostare a questo impegno sentendo ciò che alla fine si ottiene. Infatti la cosa che più mi ha conquistata la sera del concerto è stata l’andare insieme. Il buon ascoltatore si sarà accorto che in alcuni punti si andava veramente insieme, e magari con tante voci diverse e tante tonalità diverse. Ci siamo proprio concentrati per far notare l’andamento a bassa voce e quello a voce alta ad esempio.
Era bellissimo: in quei momenti si vedeva il lavoro intenso di un anno intero.
Per finire io sono grata, e mi sento fortunata ad avere una dote come il canto.
Caterina Cedone