L’IMPRONTA UMANA - Inizio anno del Liceo Artistico
Nei giorni 22, 23 e 24 settembre più di duecento ragazzi di età compresa tra i quattordici e i diciannove anni che frequentano il liceo artistico della Fondazione Sacro Cuore partono alla volta di Brentonico, un paesino montano del Trentino Alto Adige. Il loro scopo è quello di “convivere”, di stare insieme e di conoscersi. È un’impresa audace, che pochi riescono a realizzare, è difficile passare alcuni giorni con persone più grandi o più piccole o sconosciute. Eppure tutti e duecento hanno accettato la sfida.
Il primo giorno le classi si recano al Museo Archeologico dell’Alto Adige, nel centro storico di Bolzano, e possono osservare con i propri occhi il corpo di un uomo di più di cinquemila anni fa. Durante la serata il professor Armando Baldissin spiega la storia dell’uomo fin da dove si conosce. Il mattino successivo i ragazzi si incamminano e raggiungono il rifugio Malga Campo, luogo in cui si imbattono in alcuni strani personaggi che possiedono dei buoni chiamati “buoni Ötzi”. Per conquistarli gli alunni si dividono in squadre e ciascuno si impegna al massimo per condurre la propria alla vittoria superando alcune prove. Sabato il liceo si sposta a Rovereto: con i docenti si recano al MART e visitano le diverse e interessantissime mostre di opere d’arte degli ultimi secoli. Ma la serata di venerdì 23 è ciò che più sconvolge i ragazzi.
Alle ore 21.00 le classi dalla prima alla quinta si ritrovano in una palestra camuffata da teatro. Qui due studenti presentano l’”ISC factor”: è una gara di canto a cui partecipano professori ed alunni. Innanzitutto un divertente video dimostra come sono malamente stati scartati alcuni compagni che hanno tentato di farne parte, poi i protagonisti del concorso si esibiscono e infine vengono valutati dai giudici. I brani scelti sono canzoni moderne o classiche, in modo che siano conosciute da tutti ed il pubblico entusiasta possa cantare insieme ai partecipanti. Ciò che stupisce è come tutti aderiscano alla proposta, a partire dalla preside stessa che si è così immedesimata nel capolavoro di Lucio Battisti “La canzone del sole” che, a un certo punto dell’esibizione, è stata sorpresa a ballare con il microfono in mano sotto gli occhi affascinati dell’avversaria Giuseppina Bolzoni e di tutti i ragazzi. Loro accompagnano in coro la fine del canto e con un caloroso applauso vogliono fare capire il loro orgoglio nel frequentare il liceo artistico. La serata è arricchita da giochi, citazioni, filmati e più va avanti e più gli sguardi di approvazione tra il pubblico si diffondono.
È un gesto semplice eppure c’è qualcosa in quei ragazzi, in quegli artisti. Già, loro non subiscono la vita, ma ne sono i protagonisti. Davanti a Ötzi, alle montagne, alle opere di Severini solo loro, solo gli uomini si stupiscono, solo gli uomini si domandano, solo gli uomini cercano di esprimere i propri sentimenti attraverso l’arte, i canti, le parole. Solo quando un gruppo di uomini si ritrova insieme si percepisce quel senso di contentezza, di bellezza. Solo davanti a un’opera d’arte fatta dall’uomo si può rimanere stupiti. “Ora supponiamo che il nostro disinteressato osservatore veda un uccello mettersi a costruire come costruiscono gli uomini; che in un batter d'occhio abbia tirato su sette stili di architettura per il suo nido [...]. Supponiamo che l'uccello facesse statuine d'argilla rappresentanti uccelli famosi nelle lettere o nella politica e li collocasse sul frontone del nido. Supponiamo che un uccello fra mille cominciasse a fare una delle mille cose che l'uomo ha fatto dall'alba del mondo, e possiamo esser certi che l'osservatore non considererebbe un uccello di questo genere come una semplice varietà nella evoluzione normale degli uccelli, ma lo considererebbe come un pauroso uccello prodigio”. “Un uomo può rappresentare un cervo, ma non si ha mai avuto notizia di un cervo che abbia rappresentato un uomo.” “L’arte è la firma infalsificabile dell’essere umano” (G. K. Chesterton, L’uomo eterno).
Questa convivenza è passata in un batter d’occhio, ma, come ci suggerisce Chaim Potok, l'occhio che batte, quello sì che è qualcosa. Lo spazio di una vita è nulla. Ma l'uomo che la vive, lui sì che è qualcosa. Lui può colmare di significato questo spazio minuscolo, cosicché la sua qualità sia incommensurabile, sebbene la quantità possa essere irrilevante. L'uomo deve colmare la sua vita di significato, il significato non viene attribuito automaticamente alla vita. È un compito duro.
Lucia Toniutti
30 settembre 2011
- Pubblicata: 05 ottobre 2011 in Artistico
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