Marchesini commenta ''Le lettere di Berlicche'' di C. S. Lewis
“Vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. Uno è di non credere alla loro esistenza. L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I Diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago. Quel genere di scrittura convenzionale usato in questo libro può essere facilmente imparato da chiunque ne abbia una volta appreso il congegno; ma le persone malevole ed eccitabili, che potrebbero farne un uso cattivo, non l’apprenderanno da me. I lettori sono pregati di ricordare che il Demonio è un bugiardo. Non si deve ritener vero, neppure dal suo punto di vista, tutto ciò che Berlicche dice”.
Fin dalla premessa al libro Lewis ci mette in guardia, ci dà una chiave di lettura per interpretare questo libro, uno dei suoi capolavori, sicuramente il più alto, dal punto di vista filosofico. Partendo da due frasi (
Il modo migliore per scacciare il Diavolo, se non vuol cedere ai testi della Scrittura, è di deriderlo e insultarlo, poiché egli non può sopportare la beffa di Lutero e
Il Diavolo…quello spirito orgoglioso…non può sopportare di venir canzonato di Tommaso Moro), poste all’inizio del libro, per giustificare l’uscita di una tale opera, Lewis ci racconta, in trentun lettere, l’insegnamento ascetico che il Diavolo Berlicche tenta di insegnare al nipote Malacoda su come tentare un’anima. I tre temi principali attorno a cui ruota questo demoniaco vademecum sono: il mondo, la carne e, naturalmente, il demonio. Ogni manifestazione della vita, dal pensiero alla preghiera, dall’amore all’amicizia, dal divertimento alla vita sociale, dal piacere al lavoro alla guerra viene distorta a scopo diabolico. Nonostante l’ironia che pervade tutto il libro, o forse soprattutto grazie a questa, Lewis ci mette in guardia da molte possibili tentazioni, anche in ambiti da cui non ce lo si aspetta. Il Demonio, infatti, è in grado di tirar fuori il male anche da qualcosa nata come buona, ma Lewis mostra come la fede in Dio possa non solo sconfiggere il Demonio ma addirittura ingannarlo usando carte simili alle sue, tirando fuori il bene dal male.
Consiglio caldamente questo libro anche a chi non apprezza lo humor britannico e a coloro che non amano molto leggere, non solo per la brevità del testo, circa 130 pagine, ma anche per il grande bagaglio che esso lascia, oltre alle risate che abbandonano se si capisce l’ironia, a volte sottilissima, di cui l’opera è ricca.
Luca Marchesini
- Pubblicata: 03 luglio 2002 in Scientifico
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