Gita tra i faraoni
Chi era il Faraone, personaggio emblematico dell'antica civiltà egizia? Forse un uomo di potere,un governante illuminato, grazie al quale è fiorita una civiltà straordinaria? Forse un dio, il figlio di Ra, il sole in terra o forse tutto questo ed altro ancora?
![]()
Sono queste le domande che hanno accompagnato noi ragazzi di I b, insieme a due insegnanti, il 20 novembre a Venezia, per visitare la mostra dedicata ai Faraoni d'Egitto.
Allestita nella settecentesca cornice di Palazzo Grassi, la mostra presenta oltre 300 reperti
![]()
provenienti da 34 musei e da numerose collezioni private di tutto il mondo; si va dalle piccole rosette di pochi millimetri di diametro, all' imponenza della statua di Tutankhamon, le cui proporzioni - è alta 3 metri - possono far intuire quante difficoltà, anche dal punto di vista
![]()
organizzativo, si siano dovute superare per l'allestimento di un simile evento.
L'esposizione dei reperti, che sono suddivisi in otto sezioni, offre una visione chiara e completa della vita nell'Antico Egitto, in uno dei periodi di maggior splendore di questa civiltà, che va dal 1550 a.C. al 1069 a.C., durante il Nuovo Regno.
![]()
Partendo dalla doppia natura del sovrano, la mostra propone via via le immagini della sua magnificenza, i simboli del suo potere e della sua divinità, l'organizzazione amministrativa del regno e la vita intima che scorre nelle stanze private del palazzo, per concludersi con l'ultimo passo, quello della morte del sovrano, contorniato da tutto ciò che per la tradizione gli consentiva il transito nell'aldilà.
Il benvenuto al visitatore è dato nel grande cortile interno, che può essere considerato introduttivo a tutto la mostra, dove sono esposti alcuni spettacolari monumenti quali il colosso di Tutankhamon, l'obelisco di Thumtosi III e la sfinge ''cricefala'', cioè a testa di ariete. Successivamente un'ampia galleria di ritratti ci fa conoscere i volti di coloro che per circa 3000 anni governarono in Egitto; scorrendo quei ritratti possiamo notare l'evoluzione e i cambiamenti nel corso del tempo dell'arte raffigurativa.
La terza sezione affronta in particolare il tema delle immagini e dei simboli della regalità del Faraone e del suo essere erede degli dei: troviamo il leone che indica la forza in battaglia, o il suo eterno rinnovarsi è simboleggiato dal bambino allattato da una dea, mentre il toro simboleggia la fecondità.
Nella quarta sezione il Faraone è visto come il re, l'intermediario tra l'uomo e gli dei; egli è incaricato di costruire templi e celebrare riti e, grazie a questi, egli mantiene costante il dialogo con gli dei. Attraverso statue, bassorilievi e oggetti di culto si possono scoprire i segreti e i momenti principali di questo culto che utilizzava anche offerte e sacrifici.
Nella quinta sezione si trovano bassorilei che illustrano le imprese del re sul campo di battaglia: le sue vittorie sui nemici, le effigi delle armi, le imprese militari, confermano l'immagine di un re vittorioso al quale gli dei assicurano pace e prosperità.
Ma il re è anche capo del governo e dello Stato, svolge attività all'interno del palazzo, ha relazioni con i ministri e i funzionari. È la sesta sezione che illustra questo nuovo aspetto: un re come capo del governo. Attorno a lui si muovono innumerevoli funzionari e dignitari, inseriti in una rigida gerarchia. Ad uno dei gradini più alti troviamo la figura del visir, che svolgeva un ruolo fondamentale all'interno dell'amministrazione del Paese, paragonabile ad un nostro ministro degli interni. Gli elementi decorativi provenienti dal Palazzo di Ramesse II, ci mostrano come fosse universale il dominio del Faraone, il suo trono infatti poggiava su una pedana ornata di statue di leoni che divoravano i prigionieri: davanti a questo si prostravano ambasciatori e governatori secondo un rigido cerimoniale.
Facendo un ulteriore passo in avanti si arriva alla settima sezione, la quale presenta la figura del Faraone come uomo colto nella quotidianità. Qui si entra nella parte privata del palazzo, il percorso è guidato dai pilastri decorati coi simboli del giglio e del papiro e possiamo vedere i lussuosi mobili della reggia, mentre bassorilievi e statue ci presentano i volti di coloro che attorniavano il sovrano all'interno delle sue stanze. Proseguendo incontriamo alcuni dei più importanti Faraoni contorniati dai loro familiari.
Ultima, ma non meno importante, è l'ottava sezione, dedicata alla morte del re. Forse questa è la più suntuosa e splendente: troviamo il sarcofago di Ahmosi, i tesori dei re di Tanis che accompagnavano il faraone nell'ultimo tratto del suo cammino per l'aldilà.
Se posso esprimere un mio personale giudizio, direi che questa mostra, per l'eccezionalità e per la ricchezza dei suoi reperti e per come sono state allestite le sezioni, riesce a dare un quadro completo e chiaro di ciò che è stata la civiltà egizia del Nuovo Regno e lo splendore e la bellezza dei gioielli dell'ultima sezione hanno cancellato la stanchezza di un percorso forse un po' troppo lungo e faticoso.
A.R.
- Pubblicata: 20 dicembre 2002 in Scientifico
- Letta: 905 volte
- Voto dei lettori:
