Guardate avanti e puntate sempre in alto, le stelle non sono poi così lontane!

Il giorno 10 gennaio 2003 l’Istituto ha offerto l’opportunità di un incontro con l’ing. Paolo Nespoli, astronauta presso l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), l’ESA (European Space Agency) e la NASA (National Aeronautics and Space Administration), che ci ha parlato della sua esperienza ed ha risposto alle nostre curiosità. L’ESA è un’agenzia intergovernativa con lo scopo di coordinare e promuovere, per scopi esclusivamente pacifici, attività nel campo della ricerca e delle applicazioni spaziali; Nespoli è uno dei 3 astronauti italiani che prendono parte anche a progetti per conto della NASA, la più importante agenzia spaziale del mondo con base al Johnson Space Center: si tratta di una vera e propria cittadina dove lavorano circa 16.000 persone. La prima tematica affrontata ha riguardato l’iter che un astronauta deve compiere per raggiungere le certificazioni necessarie a compiere missioni nello spazio: la laurea in fisica, ingegneria o scienze naturali e precisi requisiti fisici sono le condizioni necessarie per poter partecipare ai concorsi, dopo i quali sono richiesti tre anni di esperienza post-laurea. La fase di addestramento che ogni aspirante astronauta deve seguire contempla una vastità incredibile di campi di conoscenza: poiché solo pochi astronauti prendono parte alla stessa missione, ognuno di loro deve avere una conoscenza di base in tutti i campi che si possono rendere necessari: si ha così una serie di “field-trips” per acquisire conoscenze di geologia che permettano di scegliere i minerali da portare sulla Terra, esperimenti in laboratorio per approfondire le nozioni di fisica e chimica nonché esercitazioni a livello medico, per essere in grado di prestare un soccorso adeguato ad eventuali compagni feriti. Poi arriva il momento dei corsi di sopravvivenza, che di certo costituiscono l’addestramento più duro. Per evitare di ritrovarsi in spiacevoli situazioni qualora si verifichi un atterraggio di emergenza, gli aspiranti astronauti vengono posti in condizioni estreme equipaggiati solo con lo stretto indispensabile. La collaborazione tra i membri del gruppo, e probabilmente anche la forza della disperazione sono le risorse su cui gli astronauti devono fare affidamento per tornare vivi dopo un ammaraggio nel mezzo dell’Oceano in balia di un piccolo canotto “sorvegliato” dagli squali, oppure dopo una settimana passata nella foresta pluviale senza altro equipaggiamento che un telo di plastica. Gli aspiranti astronauti non vengono mai aiutati durante queste esercitazioni, e ciò significa che il pericolo che corrono è reale: l’incapacità di catturare animali determina ad esempio la necessità di sopravvivere mangiando erba… L’addestramento al volo nello spazio avviene invece utilizzando aerei appositamente modificati, capaci di restare in caduta libera per quasi 30 secondi da un’altezza di 6000 piedi simulando l’assenza di gravità. L’operazione ci è sembrata divertente… almeno finché Nespoli non ha puntualizzato il fatto che tale esercitazione comprende una sessantina di “cadute libere” consecutive! Stranamente nessuno ha chiesto il motivo per cui tale aereo sia chiamato la “camera del vomito”… Dopo questa introduzione al lavoro dell’astronauta, Nespoli ha risposto alla domanda più spontanea: perché si va nello spazio? Innanzitutto vi è l’obiettivo di esplorare l’Universo intorno a noi e scoprire cosa ci sia al di fuori del nostro pianeta, ma si va nello spazio anche per sviluppare la ricerca scientifica in condizioni diverse da quelle del nostro Pianeta, per approfondire gli studi su particolari tecnologie e per studiare tutti quei fenomeni che sulla Terra sono “offuscati” dalla presenza della gravità. Un altro aspetto importante è quello che riguarda lo studio del comportamento che determinati materiali assumono in assenza di gravità. La relazione è quindi proseguita con la descrizione dello Shuttle e della Stazione orbitante (orbitale internazionale), dei quali avevamo tanto sentito parlare ma ancora sapevamo poco. Innanzitutto: come viene generata l’energia necessaria alla sopravvivenza nello Shuttle? Vengono utilizzate speciali celle dove il combustibile è ottenuto attraverso una miscela di idrogeno ed ossigeno. L’autonomia della navetta è dunque determinata dalla quantità di ossigeno e idrogeno che si riesce a portare in orbita, ed è limitata a 13-14 giorni. Ecco un breve riassunto di come vengono svolte le funzioni vitali all’interno dello Shuttle: Mangiare: i cibi sono liofilizzati e non devono essere polverosi, perché altrimenti quando si taglia il contenitore andrebbe tutto in giro. Le cannucce usate per bere hanno un interruttore per aprire e chiudere, perché se non si chiude la cannuccia esce tutto il liquido. Dormire: si può dormire in qualunque posizione indistintamente. Il problema è che, mentre sulla terra l’aria che espiriamo se ne va, nello spazio la bolla di aria già respirata resta lì e viene continuamente reinspirata. Per ovviare questi problemi ci sono dei ventilatori che succhiano l’aria e attraverso filtri speciali la depurano. Questo crea un movimento d’aria all’interno, quindi uno che dorme si sposta piano piano verso la bocchetta dell’aria… Lavarsi: l’acqua va in giro assemblata in bolle. Non è possibile farsi la barba perché i peli vanno in giro; il dentrificio è commestibile e si inghiotte dopo aver lavato i denti. Esercitarsi: è necessario fare esercizio fisico in orbita (2 ore al giorno) perché sennò quando si torna sulla terra i muscoli sono rattrappiti. Per concludere, Nespoli ci ha delineato i progetti futuri che si vorrebbe realizzare nello spazio: - Tornare sulla Luna e costruirvi delle basi, con serre per coltivare il cibo e miniere da cui estrarre i materiali per costruire i pezzi. Usare la Luna come base di lancio per andare poi su Marte. - Per il 2030 è previsto uno sbarco su Marte e magari cercare di formare delle colonie per poi andare avanti nell’esplorazione dell’Universo. L'incontro si è concluso con un test che ha messo in competizione le varie classi presenti: si è trattato di 20 domande incentrate sulla spiegazione di Nespoli. Il Liceo Scientifico si è imposto con le classi II A per il biennio e III A per il triennio.

 

  • Pubblicata: 26 gennaio 2003 in Scientifico
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