Convivenza del liceo scientifico dell’anno scolastico 2003/2004
Tutti i licei dell’Istituto Sacro Cuore all’inizio di ogni anno scolastico vivono un‘esperienza singolare, che probabilmente nessun’altra scuola compie: la convivenza di inizio anno.
Intorno alla metà di settembre, ciascun liceo fa le valigie con una destinazione diversa per passare tre giorni insieme e per cercare di educare ciascuno al rapporto con l’altro, con la natura e con la cultura.
Quest’anno il liceo scientifico si è recato a Bussolengo, in provincia di Verona. Dopo un breve viaggio in pullman le classi terze hanno fatto una tappa a Brescia, dove hanno assistito a una mostra di arte romanica della zona dell’odierna città. Il pranzo al sacco è stato il preludio all’arrivo a destinazione e ai mitici giochi pomeridiani. L’ambientazione dei giochi è stata la Verona di Romeo e Giulietta, e gli sfidanti le casate dei Montecchi e dei Capuleti. Dopo esserci sporcati e maltrattati a sufficienza ci siamo recati negli alberghi, e dopo cena c’è stato l’incontro con il professor Zurleni.
Il giorno seguente c’è stata la camminata in montagna, con i leggendari canti del coro degli alpini e le dottissime divagazioni del professor Olgiati sulla natura circostante (mi sembra di ricordare qualcosa a proposito di alberi che camminano…). Nella serata ci sono stati la musica della band e gli sketch di alcuni ragazzi, che hanno rappresentato comicamente un ipotetico svolgimento nel 2003 della vicenda di Romeo e Giulietta. La mattina del giorno seguente è stata come al solito dedicata alle attività didattiche: le classi terze hanno svolto una lezione in cui per l’occasione sono state unite la matematica alla filosofia con le professoresse Manara e De Salvo, perché si potessero cogliere gli stretti legami fra le diverse discipline. Il motivo ricorrente della convivenza una frase di San Bernardo:
“…conoscere per edificare ed essere edificati…”, a proposito della quale la prima serata è intervenuto un chirurgo milanese, il professor Zurleni, che ha cercato di spiegarci quando e come nella sua esperienza riesce ad edificare ed essere edificato. Secondo il professore il primo posto dove poter sperimentare ciò è il proprio lavoro, luogo nel quale ognuno di noi passa gran parte del suo tempo. Zurleni ha detto che il segreto per riuscire a vivere pienamente il proprio lavoro, edificando ed essendone edificati, sta nel rapporto col paziente, che va amato come nostro prossimo. I malati terminali e quelli più sgradevoli sono proprio coloro che più possono fare crescere e capire quanto siamo fortunati. Per concludere ci ha esortato ad amare quello che facciamo per poterlo fare meglio e per esserne edificati.
Questo è il ricordo più nitido e bello che porto di quest’esperienza.
- Pubblicata: 18 dicembre 2003 in Scientifico
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