GITA A PARMA della classe III B

Con i professori Bertani e Desalvo – 04 / 12 / 2003 Era un dolce mattino di primavera. Gli uccellini cinguettavano allegramente e una fresca brezza accarezzava i fiori e la verde erba. Poi mi svegliai. Ma… ero su un treno! Il professor Bertani mi batteva su di una spalla, rammentandomi che, piuttosto che ascoltare la musica con Merlo, sonnecchiando, sarebbe stato meglio rendermi conto che le piantine di grano erano già spuntate… ma come? Che diavolo mi importava che le piantine di grano fossero già spuntate…? Con uno sforzo degno delle fatiche di Ercole, voltai la testa e guardai fuori: un grigio e triste cielo invernale sormontava una distesa di campi verdolini, campi di grano, proprio così. Ma… non dovevamo andare a Parma per vedere una certa mostra sul Medioevo interpretato da un tale Le Goff? Cosa mai c’entravano i germogli di grano? Non dobbiamo mangiare uova di Lompo, semplice. Chiarito questo punto, mi rimisi a dormire, con l’animo in pace. Finalmente, dopo un’oretta di viaggio, arrivammo a Parma, accolti festosamente dalla pioggia. Non solo: dopo una lunga ed estenuante scarpinata di qualche minuto, scoprimmo, con gioia, che il Duomo era chiuso, causa prove di uno stramaledetto coro! Mannaggia… ovviamente non ci facemmo scoraggiare da questo piccolo inconveniente e decidemmo di osservare la facciata della cattedrale: il portale era infatti sormontato da un interessante bassorilievo che rappresentava i dodici mesi, raffigurati ognuno o da un personaggio della mitologia rurale, il dio Giano per esempio, o da un uomo in atto di eseguire un lavoro quotidiano. Ciò che più m’impressionò è che gli uomini di allora, nel momento in cui vedevano quel bassorilievo, capivano immediatamente ciò che esso voleva loro comunicare, collegavano subito il segno al significato! Persino il più umile dei contadini comprendeva che, in primo luogo, il passaggio attraverso il portale era come un battesimo: il transito dalla vita terrena (il bassorilievo) a quella dell’aldilà (l’interno della chiesa). Inoltre in quelle figure umane vedevano loro stessi nella propria vita quotidiana, e capivano quindi che l’incontro con Dio non era solo privilegio del pio Enea, ma che chiunque aveva la possibilità di essere santo. Il problema di noi, studenti liceali dell’anno 2003, è che non dobbiamo comportarci come i turisti, che apprezzano solo la bellezza estetica delle cose senza capirne il significato: insomma, non dobbiamo accontentarci delle uova di Lompo, ma dobbiamo pretendere il caviale! Questo significa che bisogna sempre guardarsi attorno e chiedersi il perché delle cose, anche nel viaggio in treno. Nonostante l’inquietante colorino rosa dell’esterno, una volta entrati nel battistero rimanemmo tutti a bocca aperta: era infatti completamente affrescato, decorato e ricco di bassorilievi, con un impressionante senso di ascesa verso l’alto, tipico del gotico. Scoprimmo poi che in realtà anche all’esterno sarebbe dovuto essere così ornato, ma che ormai tutti i dipinti erano andati perduti, mentre all’interno era stata fatta una grande opera di restauro, recentemente. Solo i bassorilievi erano sopravvissuti, come quello raffigurante una parabola di Gesù in cui il proprietario di un grande vigneto va in giro a raccogliere lavoranti per vendemmiare: dalla mattina al pomeriggio tardi li chiama e alla fine dà ad ognuno, sia che abbia lavorato tutto il giorno, sia che abbia cominciato mezz’ora prima, lo stesso compenso. Questo significa che un uomo si può redimere sempre, indipendentemente dall’età, persino in punto di morte, e nell’aldilà avrà la stessa ricompensa degli altri. Beh, questo dà un tantino di conforto, no? Certo, non bisogna approfittarne, anche perché c’è un piccolo svantaggio nel pentirsi in punto di morte: che si è buttata via tutta la vita terrena. Dopo pranzo e una digestiva partita di calcio, spalle in gamba (o viceversa?), andammo a vedere l’oggetto della nostra venuta a Parma: la mostra sul medioevo di Jacques le Goff. Dopo una breve attesa di due ore, finalmente venne il nostro turno ed entrammo. Dopo che ci ebbero obbligato a lasciare, per qualche oscuro motivo, lo zaino all’entrata, una strana donna che sembrava venuta direttamente da Urano, tanto pareva che gli occhi le stessero per cadere fuori dalle orbite, ci illustrò in primo luogo alcuni esempi di portali di cattedrali (in foto), elementi fondamentali della simbologia medievale, come già prima ho spiegato, per poi passare a statue (riproduzioni) e oggetti dell’epoca di vario tipo (originali per fortuna!). Cosa poi Le Goff c’entrasse, è un mistero. …E alla fine, non senza aver versato una lacrimuccia e aver rischiato più volte di essere investiti da un Eurostar, prendemmo il treno del ritorno: fra un pisolino e una chiacchierata, giungemmo a Milano, accolti (tanto per cambiare) dalla pioggia, stanchi, ma felici, e con la ferma convinzione, almeno da parte mia (bisognerebbe sentire l’opinione di Grundi!), di aver imparato qualcosa di nuovo, bello e utile perché edificante. Olè! Di Pietro Girgenti e con supporto morale di Alessandra Rigoli.

 

  • Pubblicata: 16 febbraio 2004 in Scientifico
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