Per possedere quello che i tuoi padri ti hanno trasmesso, conquistalo!

Nonostante la scuola sia cominciata formalmente il 12 settembre, il vero momento di inizio e presentazione del lavoro dell’anno è stata la “convivenza” a Cittadella, un interessante borgo medioevale in provincia di Vicenza. Il tema di quest’anno è stato la tradizione, ossia ciò che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri, quel complesso di conoscenze e di esperienze che può aiutarci a comprendere maggiormente il nostro tempo, far nuove scoperte o nuove osservazioni. Ma per andare oltre gli insegnamenti della tradizione usandola come base solida e sicura su cui fondare le nostre esperienze e i nostri giudizi, è necessario possederla: possederla conquistandola, ovvero desiderando prima di tutto di capire ciò che ci è stato trasmesso, malgrado la fatica che tale lavoro comporta. Le gite compiute nei primi due giorni e la lezione tenutasi il terzo ne sono state una chiara testimonianza e allo stesso tempo un incitamento ad approfondire questo tema nel corso dell’anno. Dell’esperienza di questi tre giorni pubblichiamo due esempi particolarmente significativi. A lezione di vela con la matematica Durante l’ultima giornata della convivenza d’inizio anno, la nostra classe, la IV A, ha svolto con il professor Bartesaghi un’insolita lezione di fisica, in cui l’argomento erano le barche a vela. Il professore ha esordito facendoci comprendere quale fosse l’attinenza di questa lezione con il tema della convivenza: una tradizione viene veramente posseduta quando noi stessi le apportiamo un contributo. In secondo luogo ci ha chiesto, alla luce dell’esito della Coppa America tenuta nel 2003, come secondo noi il team di Alinghi (la squadra svizzera) fosse riuscito a vincere nuovamente il trofeo dopo 152 anni, nonostante la Svizzera non abbia alcuno sbocco sul mare. Vedendoci esitare, la sua risposta è stata la seguente: “la vittoria di Alinghi, oltre che per l’abilità del suo equipaggio, è dovuta anche al fatto che sia stato calcolato, e in modo molto preciso, un sistema di equazioni di circa 35 mila incognite!”. Noi alunni siamo rimasti sbalorditi da questa sua affermazione, e allo stesso tempo un po’ intimoriti dal fatto che volesse far calcolare anche a noi quel sistema! Fortunatamente la sua lezione si è concentrata su un argomento un po’ più semplice: determinare quale sia l’angolazione della vela, rispetto alla direzione del vento e della barca, che permette di sfruttare al massimo la spinta fornita dal vento. Dopo circa due concitate ore di calcoli, durante le quali il professore ha addirittura scaricato sulla lavagna un paio di pennarelli, siamo giunti al risultato che, per sfruttare al massimo la forza del vento, la vela deve stare a metà tra la direzione del vento e quella della barca. Alla fine, nonostante fossimo stanchi per i due giorni precedenti e l’impegno profuso per capire la lezione, siamo usciti dalla saletta dell’albergo molto più consapevoli di quale fosse l’importanza della tradizione in ogni aspetto della conoscenza umana: ora, infatti, comprendevamo il perché di un fatto fisico molto comune, ma anche abbastanza complesso, ed avevamo quindi “conquistato” l’eredità di un’arte, quella velica, che risale e ci viene tramandata già dal ‘400. La ragione e la bellezza Leggendo il programma della gita di Convivenza per le classi terze ho subito notato che avremmo dovuto visitare la famosa Cappella degli Scrovegni. Non ero molto entusiasta all’idea, ma, essendovi costretto, mi dovetti rassegnare, e cercai almeno di capire perché ci avessero proposto questa escursione. Così, pur contrariato, mi preparai ad ascoltare un lunga e noiosa spiegazione, e le mie paure divennero realtà quando ci fecero entrare, rigorosamente 25 alla volta, in una saletta buia, per guardare un video dedicato alla vita di Giotto con dettagliate spiegazioni ai dipinti sottotitolate in varie lingue. Provando a stare attenti, scoprii che in effetti quelle immagini mi interessavano e incuriosivano, e quando entrammo nella Cappella restai senza fiato: il mio sguardo correva meravigliato dalla vita figurata della Madonna al Giudizio Universale dalla Adorazione dei Magi alla rappresentazione del vizio dell’Invidia, e tutto mi abbagliava con la sua ricchezza di colori vivissimi e impressionante somiglianza alla realtà. Ora sono costretto ad ammettere che, anche se dapprima l’idea della visita non mi appassionava, di fronte ad una bellezza simile non si può che star zitti. E guardare. (testi a cura di Francesca Giacomel, Cristina Panceri, Marco Marengon, Mattia Sogaro)

 

  • Pubblicata: 08 novembre 2005 in Scientifico
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