La Rosa Bianca, ovvero la ragione contro la dittatura del relativismo

All’inizio di febbraio tutto il Liceo si è mobilitato per visitare la mostra sulla “Rosa Bianca”, allestita in piazza del Duomo in occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio. Nella Monaco del regime hitleriano, intorno al 1942, mentre le armate tedesche dilagavano per tutta l’Europa devastata dalla guerra, un gruppo di ragazzi, conosciutisi alla facoltà di medicina dell’Università di Monaco, amanti della letteratura, della musica, dell’arte, trovò il coraggio di dissentire l’ideologia nazista. Accomunati dal desiderio di libertà e dall’amore per la Germania, seppure diversi per origini e religione, compresero la falsità della cultura e degli ideali di vita professati da Hitler, e iniziarono la pubblicazione di volantini con cui speravano di smuovere la coscienza dei compatrioti. Essi inneggiavano alla libertà come valore fondante della vita e della cultura del popolo tedesco e di tutta la civiltà occidentale, contro il pensiero del Fuhrer secondo cui “i tedeschi non potranno più tornare ad essere liberi per tutta la loro vita, e ne saranno felici”. Rivolgevano il proprio appello a ciascun uomo (“ogni singolo individuo, cosciente della propria responsabilità come membro della civiltà cristiana e occidentale, deve difendersi con tutte le sue forze sino all’ultimo, deve lottare contro il flagello dell’umanità, contro il fascismo e contro ogni simile sistema totalitario”); perfino poco prima di morire le loro parole di addio erano ancora piene di speranza e di fiducia nella vita: “Fra pochi minuti ci rivedremo nell’eternità” (Christl Probst); “non piangete per me: io sono felice e al sicuro. Tra due ore vado verso la vera libertà della montagna, per la quale ho lottato per tutta la vita” (Kurt Huber); “viva la libertà. Viva la Germania” (Hans Scholl). Nonostante la loro vita si volse in un momento storico assai più drammatico, la visione di questa mostra ha richiamato la nostra coscienza di uomini liberi alla resistenza contro una nuova e meno palese, ma forse più subdola e pericolosa ideologia: la “dittatura del relativismo”, che sta minando alle fondamenta la cultura dell’Occidente. L’eroico esempio di questi amici costituisce per noi uno stimolo a utilizzare la ragione nel giudicare la realtà secondo la totalità dei suoi fattori, evitando di assolutizzare un particolare o di erigere la volontà soggettiva a criterio di giudizio e a fonte di moralità. (a cura di L.Di Stasio, E.Spreafico, C.Panceri, M.Marengon)

 

  • Pubblicata: 03 marzo 2006 in Scientifico
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